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Le vette che hanno cambiato la storia

La via per il monte Disgrazia da Chiareggio

Nel 1800 lo battezzarono Pizzo Bello, ma nessuno se ne ricordò. Gli storici dicono derivi da des giàscia (disghiaccia) ma l’hanno malamente tradotto con Disgrazia: un nome ingiusto per tanta maestosa bellezza.

Nel 1800 lo battezzarono Pizzo Bello, ma nessuno se ne ricordò. Gli storici dicono derivi da des giàscia (disghiaccia) ma l’hanno malamente tradotto con Disgrazia: un nome ingiusto per tanta maestosa bellezza.

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  • La via per il monte Disgrazia da Chiareggio
  • Sul primo numero della rivista di alpinismo più antica del mondo, l’Alpine Journal, venne pubblicato un articolo dal titolo The Ascent of Monte della Disgrazia: parlava della conquista del Monte Disgrazia, avvenuta il 24 agosto 1862. A raggiungere la vetta fu una cordata di alpinisti inglesi composta da Stephen, Kennedy, Anderegg e Cox. Salirono seguendo la via normale, la cresta di Pioda, passando per il ghiacciaio di Preda Rossa. Pochi giorni prima avevano però tentato la salita partendo da Chiareggio, senza riuscirci. Erano arrivati a Chiesa in Valmalenco in carrozza da Sondrio e avevano pernottato all'albergo Olivo. Il 20 agosto avevano percorso nelle ore antelucane la valle del Sissone fino alle morene, dove si trovarono davanti la curva mole del ghiacciaio. Provarono allora a scalare la lunga cresta che sale da Occidente, a sud del passo di Mello, ma impossibilitati a continuare per la difficoltà e per il poco tempo tornarono indietro. Dopo essersi riposati un paio di giorni raggiunsero in carrozza Sasso Bisolo, da dove, il 24 agosto, conquistarono la montagna, che chiamarono Pizzo Bello.

    Note di viaggio

    Il percorso parte da Chiareggio per proseguire verso Pian del Lupo; dopo aver superato Forbesina e raggiunto l'alpe Laresin si attraversa il ponte sul torrente Sissone e si sale per l’alpe Sentieri e l’alpe Zocca.

    Il tracciato è pensato per essere percorso a piedi, è per la maggior parte su sentieri di alta montagna, ben tracciati, con alcuni tratti ripidi. Copre una lunghezza di circa 5 km per un dislivello approssimativo di 570 m e un tempo di percorrenza di 2 ore. 

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    Parla l'esperto
    Bruno Credaro

    La salita degli inglesi al Monte Disgrazia, Picco Glorioso

    Agosto 1862. A Chiesa in Valmalenco tornano in un tardo pomeriggio i carretti che in mattinata hanno portato a Sondrio i carichi di ardesie. Chiesa era allora formata da un piccolo gruppo di casette nere; altri tre o quattro gruppetti di case sorgevano a distanza sulla vasta prateria. Insieme con i carretti arriva in quel giorno una carrozzella dell’Albergo della Posta di Sondrio e ne scendono viaggiatori inconsueti: due signori con lunga giacca e calzoni a tubo; hanno in testa un grande cappello con un velo arrotolato; un terzo, vestito più modestamente, si affanna a scaricare strani bagagli; il quarto somiglia di più nel vestito e nella struttura ai Malenchi che stanno a guardare a rispettosa distanza. I viaggiatori sono E. S. Kennedy e Leslie Stephen, alpinisti inglesi, con il servo Tomaso Cox e la guida Svizzera Melchiorre Anderegg. Dietro la canonica c’è una miserabile locanda, quella che ingrandita a sei o sette camere diventerà poi l’Albergo Olivo e là si sistemano per la notte. Non è difficile ricostruire con l’immaginazione questo primo incontro tra i forestieri e gli indigeni: intendersi non è poi impossibile, con molti gesti e poche parole. Così si viene a sapere che gli inglesi vogliono risalire il giorno dopo la valle del Mallero fino a Chiareggio e poi tentare la salita del Monte Disgrazia. A Chiareggio, tra le poche baite, è ancora in efficienza la trattoria che serviva da tappa alle carovane mercantili che passavano il Muretto prima dell’apertura delle grandi strade carrozzabili e ancora alcuni passavano anche allora. La mattina del 20 agosto salgono nelle ore antelucane per la valle del Sissone e, arrivati alle morene, si trovano davanti improvvisamente la curva mole del ghiacciaio. Incombono a sinistra le seraccate di un’ampia vedretta; sopra questa una parete proterva alta mille metri, con tanti salti e scivoli di ghiaccio da parete, allora, la più evidente rappresentazione dell’impossibile. Sperano nella lunga cresta che sale da Occidente e la raggiungono a sud del passo di Mello; poi incominciano a risalirla, finché Anderegg e Stephen arrivano ad una cima che non è neppure un’anticima del Disgrazia, tanto questo appare alto ad Oriente. Si sa che le anticime sono state create dai geni malefici della montagna per mettere alla prova il carattere e la pazienza degli alpinisti e per abituarli a sopportare le delusioni senza arrabbiarsi. Stephen e Andrew non si arrabbiarono, anche perché questo sarebbe stato in netto disaccordo con la flemma inglese e la forza di sopportazione dei montanari; diedero un’occhiata da intenditori alla lunga cresta che, alternando grigie rocce a taglienti lame di ghiaccio, portava verso la cima, la giudicarono non impossibile ed essendo ormai tardi tornarono indietro. Ma prima di scendere, come impegno a continuare l’assalto, chiamarono la cima raggiunta Punta Speranza. Tornati a Chiareggio, si rimisero in forze con alcuni giorni di riposo e il 24 agosto ripartirono per l’attacco finale. [Si recarono con la carrozza a Sasso Bisolo, e la salita fu effettuata dalla valle di Preda Rossa, seguendo la cresta di Pioda, che costituisce ancora oggi la via normale alla vetta]. Sulla via già nota guadagnarono presto in altezza; furono sulla Punta Speranza e poi arrampicando e scalando come facessero tanti gradini (con quelle picozze dal manico lunghissimo e dal becco a uncino, rimasto un mistero della tecnica in quel tempo) arrivano finalmente sulla vetta estrema. La definirono un Picco Glorioso e scrissero che tutti gli alpinisti che si trovassero sulle Retiche avrebbero dovuto salirlo.

    Tratto da: Bruno Credaro, Storie di guide, alpinisti e cacciatori, nEd. Banca Popolare di Sondrio, Stefanoni, Lecco, 1955.

    Per approfondire

    Bibliografia

    Agnelli Ugo, Alpeggi in Valmalenco. Lito Polaris, Sondrio, 2022.

    Agnelli Ugo, Valmalenco, dalle Contrade ai maggenghi, primo volume. Lito Polaris, Sondrio, 2023.

    Canetta Nemo, Corbellini Giancarlo, Alta Via della Valmalenco, Cda e Vivalda editori, Torino, 2004.

    Comunità Montana Valtellina di Sondrio, Censimento dei beni culturali della C.M. di Sondrio. Inedito, 2000.

    Masa Annibale [a cura di], Inventario dei toponimi Valtellinesi e Valchiavennaschi, territorio Comune di Chiesa in Valmalenco, vol. 8. Edito dalla Società Storica Valtellinese, Sondrio, 1976.

    Miotti Giuseppe, Comi Michele, Monte Disgrazia, Picco Glorioso, 150 anni d Storia, Ed. Bellavite, Missaglia, 2012.

    Spinelli Daniele, L’Alpeggio in Valmalenco, Mutamenti sociali ed economici in una valle alpina dal secolo XIX ad oggi, tesi di laurea – Università degli studi di Milano, facoltà di lettere e filosofia – anno accademico 1980-81, copia presso Biblioteche della Valmalenco.

    Unione dei comuni, Guide alpine Valmalenco, Valmalenco 100 Sentieri. AltroVerso 2007.

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