Le prime testimonianze sulla lavorazione della pietra ollare in Valmalenco risalgono alla metà del XVI secolo. Sono riportate dall’umanista bolognese Leandro Alberti il quale nella sua Descrittione di tutta l’Italia pubblicata nel 1550, scriveva che le pentole di pieta ollare della Valmalenco erano portate in tutta Italia.
A Lanzada la lavorazione della pietra ollare, pur meno diffusa rispetto a quella di Chiesa, ha origini molto antiche.
Cave e torni stavano in un piccolo spazio, alla confluenza tra i torrenti Lanterna e Largone: il confine naturale tra i comuni di Lanzada, Caspoggio e Montagna in Valtellina.
I torni erano tutti collocati sulle sponde del torrente Largone, mentre le cave erano poco distanti: laVal de l’Acqua, la Muntagnère e i Rivi.
A inizio Novecento se ne contavano una decina circa appartenuti alle famiglie Bagioli, Dell’Andrino Ferrari e Giordani, ma le terribili alluvioni del 1911 e del 1927 ne distrussero la maggior parte, portando l’attività alla sua progressiva cessazione.
Oggi restano poche tracce di questo antico e prezioso artigianato alpino e solo un tornio resiste al trascorrere del tempo: quello della famiglia Giordani il cui più conosciuto esponente era el Migòla.
Nella soleggiata Valbrutta, i laveggiai vivevano e lavoravano tutto l’anno. La loro attività era molto varia: dovevano provvedere a costruirsi il tornio fatto di legno, la casa che lo ospitava, ed anche gli attrezzi necessari per l’estrazione e per la lavorazione, i trapani manuali e tutto quanto occorreva per lo svolgimento del lavoro.