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Le contrade agricole

Alle pendici della Val Dagua

A Torre di S. Maria, un tempo, ogni piccolo lembo di terra era sfruttato per la coltivazione; la meticolosa suddivisione delle proprietà private e delle diverse colture trasformava i versanti in eleganti scacchiere.

A Torre di S. Maria, un tempo, ogni piccolo lembo di terra era sfruttato per la coltivazione; la meticolosa suddivisione delle proprietà private e delle diverse colture trasformava i versanti in eleganti scacchiere.

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  • La localizzazione dei terrazzamenti in Valmalenco era una preziosa indicazione per lo studio dell’assetto territoriale della valle: pur privilegiando le esposizioni più favorevoli, come il versante destro della Val Dagua esposto a mezzogiorno, i terrazzamenti circondavano ogni contrada della zona, fino a formare delle vere e proprie fasce ad altimetrie costanti lungo le falde dei monti Braccia e Motta, oppure raggiungendo altitudini impensabili sopra l’abitato, come nel caso di Spriana e Cagnoletti, quasi espandendo al limite dell’impossibile l’edificazione del paesaggio. Da questi piccoli appezzamenti, che sono il segno più evidente di una coltivazione straordinariamente intensiva, e da altri collocati in luoghi più pianeggianti, agli inizi dell’Ottocento le popolazioni malenche ricavavano il frumento, la segale, l’orzo (duméga), il grano saraceno, la canapa, il lino e le patate. Nel caso di alcuni maggenghi, fino agli inizi del ventesimo secolo, si coltivavano soprattutto segale e patate, oltre naturalmente alla lavorazione del fieno per il bestiame.

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    Il percorso parte dal ponte di Torre di Santa Maria e imbocca l'antica mulattiera verso la contrada Cristini da cui è possibile con un piccola deviazione raggiungere il nucleo storico di Melirolo. Da qui ripassando per Cristini prosegue sul sentiero per Dagua, inerpicandosi per il versante su una pista ben tracciata che prosegue fino alla contrada di Gianni. Da qui è possibile continuare il cammino e raggiungere la Motta di Caspoggio e il paese. 

    Il tracciato è pensato per essere percorso a piedi ed è per la maggior parte su sentieri di versante, ben visibili, ripidi e ombrosi. Copre una lunghezza di circa 3,5 km per un dislivello approssimativo di 700 m e un tempo di percorrenza di due ore e mezza.

    4 points of interest
    Alle pendici della Val Dagua
    Frazione Cristini
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    Alle pendici della Val Dagua
    Frazione Scaia
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    Alle pendici della Val Dagua
    Contrada Dagua
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    Alle pendici della Val Dagua
    Contrada Gianni
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    Curiosity

    curiosity

    Coltivazioni in Valmalenco // Nel 1813 il Prevosto di Chiesa in Valmalenco don Abbondio Chiesa, inviava a Melchiorre Gioia, economista, filosofo e politico italiano, una relazione sulle coltivazioni in Valmalenco, utile per approfondire l’analisi dell'economia e della società dell'epoca. Risulta che venivano coltivati: il frumento, la segale, l’orzo (duméga), il granoturco, il grano saraceno, la canapa, il lino e le patate.

     

    Detto popolare // In Valmalenco c’è il seguente detto riferito alla Val Dagua: “Ai galëni ai ghe met giò l’sachét senò l’va a röda i öóf”, (alle galline mettono un sacchetto altrimenti rotolano a valle le uova) a conferma di quanto erto sia tale territorio.

    Expert talk
    Michele Corti

    I muretti a secco

    Il riconoscimento da parte dell'Unesco dell'arte del muro a secco quale patrimonio immateriale dell'umanità è il risultato di un movimento, attivo in Italia e in altri paesi, fatto non solo di studi e convegni ma anche di scuole e di corsi, di riattivazione di una pratica da condividere.  L'arte del muro a secco è un catalizzatore di energie indirizzate alla cura dinamica del paesaggio, alla rivitalizzazione dei meccanismi della trasmissione del sapere manuale e della capacità di cooperazione. Nel novembre del 2018 il comitato intergovernativo dell'Unesco su candidatura presentata da Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera ha approvato l'inserimento delle conoscenze e delle tecniche per la realizzazione dei muri a secco nell'elenco del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. In sede di decisione questo patrimonio è stato così inquadrato dal comitato: l'arte dei muri a secco consiste nei saperi connessi alla realizzazione di costruzioni in pietra sovrapponendo le pietre una all'altra senza utilizzo di altri materiali, con l'eccezione, talvolta, di terriccio. Le strutture di pietra a secco sono diffuse nella maggior parte delle aree rurali, sia all'interno che all'esterno dei centri abitati e non sono sconosciute nelle aree urbane. La solidità delle strutture è assicurata dall'attenta selezione e posizionamento delle pietre. Le costruzioni a secco hanno modellato numerosi e differenti tipi di paesaggio, dando luogo a modelli abitativi, agricoli e zootecnici. Queste strutture evidenziano i metodi e le tecniche utilizzate dai gruppi umani, dalla preistoria ad oggi, per organizzare i propri spazi di lavoro e di abitazione ottimizzando le risorse umane e naturali localmente disponibili. Esse svolgono un ruolo cruciale nel prevenire i movimenti franosi, le alluvioni e le slavine, nonché nel contrastare la desertificazione e l'erosione del suolo, nel promuovere la biodiversità e nel predisporre adeguate condizioni microclimatiche per l'attività agricola. Chi esercita e trasmette queste conoscenze sono le comunità rurali, ma anche gli operatori professionali del settore edilizio. Le strutture a secco si armonizzano sempre perfettamente nel contesto ambientale e la tecnica rappresenta un esempio di rapporto armonioso tra l'uomo e la natura. La trasmissione di questa pratica è avvenuta attraverso la sua stessa applicazione, adattata alle particolari condizioni di ciascun luogo. 

    Requisito per il riconoscimento di un elemento nell'elenco del patrimonio immateriale dell'umanità è il suo rappresentare un elemento vivo, funzionale alle esigenze attuali. Da questo punto di vista il comitato dell'Unesco si è espresso in questi termini: l'arte del muro a secco rappresenta una tradizione vivente che si è sempre più perfezionata in funzione di una gestione sostenibile del patrimonio culturale, delle terre coltivate, delle abitazioni e del loro contesto. Nell'ambito di chi la pratica, le conoscenze e le abilità si trasmettono attraverso il lavoro congiunto di abili maestri e di apprendisti ma anche attraverso workshop, attività di formazione professionale, corsi e molti altri modi. la pratica implica una stretta cooperazione tra i membri della comunità, così da rafforzare la coesione sociale e la collaborazione tra famiglie e tra vicini. In quanto elemento diffuso ma al tempo stesso caratteristico del paesaggio culturale, esso infonde in tutti i praticanti un forte senso di identità. L'arte del muro a secco combina una tecnica diffusa con il riguardo per le specifiche condizioni locali e l'uso del materiale di costruzione disponibile localmente. Nel valorizzare il carattere condiviso del sapere tradizionale, essa risponde all'esigenza di sistemazione del terreno a fini agricoli e di utilizzo della pietra per la realizzazione di strutture altamente funzionali.

    Il comitato non mancava di aggiungere come l'arte del muro a secco non solo rappresenta un ottimo esempio del ruolo del patrimonio immateriale nella creazione e nel mantenimento degli ambienti umani ma, attraverso la sua larga diffusione e l'attiva protezione di cui godono gli elementi materiali più significativi realizzati con questa tecnica, uno strumento di promozione del patrimonio immateriale in generale.

    Per approfondire

    Documenti
    Le decime in Val Dagua(2).pdf Le coltivazioni in Valmalenco_Abbondio Chiesa.pdf Le tecniche agricole in Valmalenco nei secoli.pdf Il declino dell’agricoltura alpina in Valmalenco.pdf
    Bibliografia

    Agnelli Ugo, Valmalenco, dalle Contrade ai Maggenghi, primo volume. Lito Polaris, 2023.

    Comunità Montana Valtellina di Sondrio, Censimento dei beni culturali della C.M. di Sondrio, inedito, 2002.

    Gaggi Silvio, Dagua, piccola patria dei Foianini. Tecno stampa Sondrio, 2019.

    Gruppo di ricerca toponomastica di torre di s. maria [a cura di], Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi. 41 Territorio Comunale di Torre di S. Maria, Società Storica Valtellinese, edito a Sondrio, 2018.

    Nangeroni L. G., Studi sulla vita pastorale nella Val Malenco (Valtellina) in “Bollettino della Reale Società Geografica”, s.6, v.7, n.3, 1930, pp. 182-204.

    Spinelli D., L’Alpeggio in Valmalenco, Mutamenti sociali ed economici in una valle alpina dal secolo XIX ad oggi, tesi di laurea | Università degli studi di Milano, facoltà di lettere e filosofia | anno accademico 1980-81, copia presso Biblioteche della Valmalenco.

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