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Gioielli d'arte e di architettura

Erminio Dioli decoratore

Erminio Dioli è stato l'ideatore degli stili Ridgeo e Monglunder, nella sua opera ha unito architettura alpina, natura e design Liberty, Decò e Novecento in forme uniche.

Erminio Dioli è stato l'ideatore degli stili Ridgeo e Monglunder, nella sua opera ha unito architettura alpina, natura e design Liberty, Decò e Novecento in forme uniche.

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  • Erminio Dioli decoratore
  • Erminio Dioli, architetto, pittore, decoratore e intagliatore valtellinese, ha lasciato un'impronta profonda nella Valmalenco grazie alla creazione dello Stile Malenchino, sviluppato tra gli anni ’20 e ’50 del Novecento. Studiando architetture locali e fondendo elementi Liberty, Art Decò e Novecento, Dioli ha inventato due stili unici: il Ridgeo e il Monglunder Malenchino.

    Il Ridgeo (da "riga" + "geometria") è basato su griglie geometriche e forme astratte, come rombi e triangoli, ispirati alla natura alpina (cristalli, conifere, fiori di montagna).

    Il Monglunder, che significa "ciò che vedo dai miei monti", si ispira invece a stili come il barocco e il rococò, ma li semplifica in forme tondeggianti, asimmetriche e organiche, come quelle di foglie e frutti.

    Le sue opere rappresentano un raro esempio di architettura decorativa alpina, profondamente legata al paesaggio naturale e alla cultura locale.

    Note di viaggio

    Una lunga e tranquilla passeggiata attraverso il paese di Chiesa in Valmalenco, che tocca le contrade di Vassalini, Battaini, Montini, Sasso e Centro, senza nessuna difficoltà particolare, su strade urbane. 

    Copre una lunghezza di circa 4,5 km per un tempo di percorrenza di circa 1 ora. 

    Il tracciato è pensato per essere percorso a piedi, è possibile farlo anche in bicicletta o in auto con alcune piccole varianti.

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    Curiosità

    collegamenti per un buon racconto

    Stile malenchino // Dioli inventa per la Valmalenco due stili architettonici e decorativi inediti, il Ridgeo e il Monglunder. Il termine “Ridgeo” deriva probabilmente da una libera commistione tra le parole “retta” o “riga” e “geometria” e sta ad indicare una maniera compositiva caratterizzata da una rigida strutturazione della forma entro esatte griglie geometriche. È probabile che Dioli abbia formulato questo nuovo linguaggio guardando non solo agli stili rettilinei di culture antiche, ma anche alle novità introdotte nel 1925 dall’art decò che riguardano soprattutto il campo delle arti applicate, in cui si nota un andamento angoloso di linee disegnate entro composizioni squadrate, astratte e simmetriche. Il rombo, una sorta di diamante o scudo che compare frequentemente come elemento decorativo negli arredi, sui portoni, sui camini e nelle inferriate progettate dal maestro è vocabolo protagonista del Ridgeo. Ma non solo. Dioli osserva e registra le forme della natura, come quelle simmetriche e complesse di un cristallo di ghiaccio e di una zucchina, e le assimila nella definizione di questo stile. Pertanto, si può supporre che il Ridgeo sia una libera interpretazione di un certo sviluppo della storia dell’arte commista ad una voluta stilizzazione di elementi e di forme presenti in natura: il triangolo, utilizzato diffusamente, potrebbe rappresentare o simboleggiare il profilo appuntito delle montagne e delle conifere, la spirale indicherebbe il ricciolo delle viti e le foglie di alcuni fiori di alta montagna. 

    Il periodo dal 1933 al 1938 fu dedicato in particolare al perfezionamento di un nuovo stile denominato “Monglunder malenchino” che per lui significava “ciò che vedo dai miei monti”. L’origine di tale linguaggio parte dall’assimilazione degli stili barocco e rococò, che l’artista semplifica sino a tracciarne le elementari volute, elementi decorativi presenti in molti arredi e intagli in legno. Come il Ridgeo, anche il Monglunder nasce in realtà da una singolare osservazione della forma di fiori, alberi, frutti, non più trame rigidamente architettate, ma immagini vivacemente arrotondate, morbide, a tratti irregolari: l’osservazione della metamorfosi di una foglia, dal seme originario alla sua piena maturazione, dalla forma elementare di un cerchio (o uovo) alla simmetria ed asimmetria di una superficie complessa, in cui giocano e si alternano forme arrotondate.

    Parla l'esperto
    Elisabetta Sem

    Il CASTELLO

    Dioli comincia la costruzione della sua residenza al Sasso Gianaccio nel 1926, anno di acquisizione del terreno e di edificazione della torre di nord-est a pianta quadrata e con muratura in pietra. Purtroppo Dioli non riuscì a completare l’ampliamento della torre, che rimase l’unico corpo edilizio dell’intero progetto, a causa del tracollo finanziario di una banca presso cui aveva depositato i risparmi di una vita, intorno al 1930. Nella torre vi erano tre locali sovrapposti, due soli dei quali abitabili. Erminio abitava al piano terreno e nel locale sovrastante aveva lo studio con le varie attrezzature. Le opere più significative del Castello sono gli otto graffiti allegorici, due su ogni parete della saletta al primo piano e realizzati nel 1951: l’artista si rappresenta come figura angelica che tiene in mano gli strumenti di lavoro ed ammansisce draghi mostruosi che gli stanno di fronte. Egli si ritrae come botanico e come architetto, scultore ed artigiano, decoratore e pittore, artista del graffito e muratore o costruttore. Dall’altra parte il drago è simbolo dell’energia creativa e del vitale e potente movimento caotico, il drago è un essere ibrido che rappresenta la forza vitale e distruttiva della natura, una figura eclettica che raccoglie in sé la potenza dell’universo, gettandola sulla terra in modo informe. Il drago sarebbe quindi la raffigurazione di un’energia primordiale che vede unite spirito e materia e che l’angelo, attraverso il lavoro creativo, progettuale e costruttivo, organizza, struttura, forma, ordina in cosmo, in universo regolato: summa del pensiero filosofico, della poetica e della concezione estetica dell’artista malenco. Sempre al Sasso Gianaccio, nel 1930 Dioli porta a termine la costruzione del pollaio, detto Gallinarium, un piccolo edificio con un maestoso portale ad arco a tutto sesto e che pare la trasfigurazione di un mausoleo. Sotto la torre, nella roccia, l’architetto costruisce una grotta all’interno della quale, dei ripiani sorreggevano vasi con fiori penduli ed altri oggetti. La grotta era per il maestro un luogo privilegiato di riflessione, sull’ingresso della quale aveva scolpito la scritta: “Dio è il tutto, divinità e materia, spirito ignoto, quale causa figura meravigliosa nell’effetto, eterno nel tempo, infinito nella misura, perfetto nella forma, sublime nella figura, supremo nella volontà, sommo nel bene e arcano nella potenza”. Infine, il castello era abbellito da un giardino-orto botanico che Dioli coltivò a lungo per soddisfare le proprie necessità di sopravvivenza e, come artista, per creare un vero e proprio universo di forme da contemplare e a cui ispirarsi.

    Quello del “Castèl” era spazio in cui Dioli poteva esprimere una creatività legata alla produzione, ai ritmi e alle forme della terra, un luogo che accoglieva non solo un fitto numero di piante e fiori, ma una vera e propria opera architettonica basata su un sistema di irrigazione che allora garantiva una fioritura costante da febbraio a dicembre, rispecchiando l’aspetto naturale e apparentemente disorganico di un bosco alpino (come i giardini di alcune ville progettate dal maestro). Il terreno correva lungo un pendio e Dioli aveva creato un percorso, un sentierino da cui si potevano ammirare, come in un vero e proprio orto botanico, le varie specie di piante, la grotta principale ed una più piccola, le fontane in legno, il laghetto artificiale, il Gallinarium e naturalmente l’incantevole vista sulla Valmalenco. Il giardino è una sorta di Eden, di spazio sacro in cui Dioli si rifugia negli ultimi anni della sua vita per ritrovare il respiro e la pura bellezza della natura.

    Per approfondire

    Bibliografia

    Balestreri Isabella, I disegni di Erminio Dioli, eclettico di montagna, in “Il disegno di Architettura. Notizie su studi, ricerche, archivi e collezioni private”, n. 33, settembre 2007

    Centro d’Arte Malenco (a cura del), Mostra retrospettiva delle Opere di Erminio Dioli (1885 – 1964), (Chiesa Valmalenco, Palazzo Scuole Medie, agosto 1992), Torre Santa Maria (SO), Tipografia Vanotti, 1992

    Centro d’Arte Malenco (a cura del), Mostra retrospettiva delle Opere di Erminio Dioli, (Caspoggio, Palazzo scolastico, 26 luglio - 17 agosto 1997), Sondrio, Lito Polaris, 1997

    Ceriani Fabrizio, Erminio Dioli, il genio e lo stile in un “maestro d’arte” di Valmalenco, in “Quaderni valtellinesi”, n. 21, ottobre 1986

    Ceriani Fabrizio, Il Centro d’Arte Malenco, in “Quaderni Valtellinesi”, n. 40, luglio 1991

    Cozza Giorgia, Mostra di Erminio Dioli, in “Centro Valle”, 3 agosto 1997

    Cozza Giorgia, Vera storia del “Barbeta”. Testimonianze del nipote Franco, in “Centro Valle”, 10 agosto 1997

    Cozza Giorgia, Finalmente celebrata l’arte di Erminio Dioli, in “Centro Valle”, 22 luglio 2006

    Del Curto Elisabetta, Quando parlare di eclettismo è poco. Disinvolto navigatore nel mare magnum di arte e stili, Erminio Dioli fu padre e depositario del “surrealismo malenchino”. Caspoggio gli rende giusto onore, in “La Provincia di Sondrio”, 2 settembre 2006

    Del Curto Elisabetta, Erminio Dioli (1885-1964). Tutta la Valmalenco “parla” di lui. La Valle del Mallero pullula di opere, ora raccolte in una guida, di architettura, decorazione (graffiti, dipinti e balaustre) e restauro realizzate dal valente artista e dalla sua Scuola, in “La Provincia di Sondrio”, 6 ottobre 2007

    Dioli Franco, Erminio Dioli – L’uomo, dattiloscritto, Caspoggio, 1997 (conferenza tenuta il 5 agosto 1997 presso il Palazzetto dello Sport di Caspoggio; relatori: F. Dioli, Silvio Gaggi).

    Evangelisti Simone, Un caspoggino maestro d’arte: Erminio Dioli, in “Corriere della Valtellina”, settembre 2006

    Evangelisti Simone, Un libro su un personaggio poliedrico: Erminio Dioli, muratore, stuccatore, disegnatore, architetto, scultore, giardiniere e altro ancora, in “Il Grigione Italiano”, 10 agosto 2006

    Folini Giorgio, Ioli Rachele, Poncia Monica, Schenatti Luca, Il Castello di Erminio Dioli, tesina del Corso e Laboratorio di Storia dell’Architettura presso la VI Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura del Politecnico di Milano – Polo Regionale di Lecco – rel. prof.ssa O. Selvafolta, A.A. 2007-2008

    Forni Barbara, Gaggi Silvio, Eterna bellezza: storia del racconto perfetto del viaggio d'arte di Erminio Dioli, Comune di Caspoggio, Tecnostampa, Montagna in Valtellina, 2023

    Gaggi Silvio, Gente di Valtellina. Erminio Dioli: maestro d’arte e di umanità, in “Rassegna economica della Provincia di Sondrio”, n. 4, ottobre-dicembre 1989

    Gualzetti Bruno, Intervista con l’eremita della Valmalenco. Quarant’anni di vita solitaria in un torrione alto sul Mallero, in “Eco delle Valli”, 8 settembre 1964

    Micault Donatella, Erminio Dioli. Libri di Sculture, in “La Provincia”, 26 luglio 2006

    Monteforte Franco, La casa di Adamo in Paradiso, in “Notiziario della Banca Popolare di Sondrio”, n. 104, agosto 2007

    Oberti A, Dioli Erminio, Pittore figurativo classico e impressionista, scultore, intagliatore, affreschista (1885-1964), in “Arte italiana per il mondo. Opera di divulgazione internazionale delle figure artistiche nel mondo dell’arte italiana”, Torino, Centro librario italiano

    Pantaleo B, L’eremita Dioli, un fiore all’occhiello per i valtellinesi, in “L’Ordine”, 18 dicembre 1980

    Pedrotti Romina, Ugo Martinola ed Erminio Dioli: modalità tecnica e sviluppo segnico, Società Storica Valtellinese. Bollettino della Società Storica Valtellinese, fascicolo 73, 2021

    Sem Elisabetta (a cura di), Album: Natura – Architettura – Figure, Simboli, Allegorie, tipografia Altroverso, Morbegno, 2009

    Sem Elisabetta, Erminio Dioli. (Sul)le tracce di un maestro d’arte, tipografia Altroverso, Morbegno-Sondrio, luglio 2006

    Sem Elisabetta, Erminio Dioli (1885-1964), in L. Bonetti (a cura di), Appunti per una storia di S. Antonio Morignone, tipografia Bonazzi, Sondrio 2007

    Sem Elisabetta, Ugo Martinola ed Erminio Dioli due maestri a confronto, due mondi paralleli e un dialogo a distanza, Società storica valtellinese. Bollettino della Società Storica valtellinese, fascicolo 72, 2019

    Sem Elisabetta (a cura di), Quaderno-Guida. L’opera di Erminio Dioli in Valmalenco, con interventi di I. Balestreri, S. Gaggi, R. Pedrotti, E. Sagliani, M. Schenatti, tipografia Altroverso, Morbegno-Sondrio, luglio 2007

    Vàclav Sedy, 900+ Fotografie di architettura al centro delle Alpi, 1900-2010 (catalogo della mostra), Sondrio, Palazzo Sertoli e Palazzo Sassi, 2 luglio-26 settembre 2012, ed. Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, 2010

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    Zanella Daniela, L’estroso artista del “Castel”, in “La Provincia di Sondrio”, 2 agosto 1997

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