Il Piodäro // Nei documenti più antichi il Giovello veniva italianizzato come "il Piodäro", il luogo cioè dove si fabbricavano le piòde.
'ndà a Giuèl // Il detto 'ndà a Giuèl, significava recarsi a lavorare presso le cave del Giovello, mentre 'ndä int al Giuèl voleva dire recarsi alla località Giovello; e così, i giuèi (i giovelli) erano le singole cave in sotterraneo, mentre giuelée (giovellai), divenne il termine per identificare i cavatori del serpentino.
Il bäit e il pàst di mört // I cavatori di serpentino scisto – detti giovellai – si organizzavano in compagnie simili a corporazioni con scopi mutualistici, religiosi e sociali. Una delle espressioni più significative di questo spirito comunitario era il pàst di mört, una tradizione annuale in cui venivano raccolte e messe all’asta piòde (lastre di Serpentino), il cui ricavato era destinato alle famiglie dei cavatori defunti.
Due membri delle compagnie, eletti come "fabbriceri dei morti", restavano in carica per due anni e avevano il compito di rappresentare e amministrare il sodalizio. Ogni primavera visitavano le diverse compagnie di cavatori, portando con sé grappa, vino e medicamenti. Le piòde donate venivano accatastate nei bäit di mört, apposite tettoie al Giovello, dove venivano esposte le lastre più grandi e pregiate prodotte durante l’anno.
Alla piòda più imponente veniva assegnata la bandiera, una botticina di vino, simbolo di eccellenza e riconoscimento del miglior lavoro svolto in cava. A seguire, si svolgeva un pasto comunitario in memoria dei giovellai scomparsi: da qui il nome pàst di mört, che unisce spiritualità, cultura materiale e identità locale in una tradizione unica del territorio.